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da una riflessine di Don N. Bux e Don S. Vitiello

Ama il Tuo Prossimo come te stesso > i Vostri contributi sul tema


...."Gli attuali dibattiti sulla laicità dello Stato, sulla presunta incompatibilità tra monoteismo e democrazia, sulla necessità di un «sano» relativismo (qualcuno parla persino di un relativismo cristiano) che impedisca la conflittualità, sulla legittimità della Chiesa ad intervenie pubblicamente, anche in maniera puntuale, su questioni di rilevanza etica e civile, rischiano in realtà spesso di scadere in un’autolimitazione illegittima ed ingiustificata della dimensione veritativa universale dell’Avvenimento cristiano. Tali dibattiti, oltre a mostrare nella loro concreta realizzazione un’incapacità di vedere la realtà, poiché molto spesso alle «cattedre dei non credenti» sponsorizzati da una certa «pastorale del dialogo» partecipano stuoli di suore e di fedeli laici che da tali dibattiti vengono solo confusi e disorientati, mentre tali cattedre vengono sistematicamente disertate dai destinatari originali (i non credenti appunto), sono segno preoccupante della mancata profonda comprensione del
metodo della Tradizione.Cristo si comunica oggi esattamente come Egli stesso ha scelto di comunicarsi duemila anni fa: entrando nella realtà, ridestando l’uomo alle sue domande ultime e offrendosi come compagnia, esperienza umanamente convincente, inizio di una comunione nuova che, carica di affezione e ragionevolezza, libera l’uomo. Solo se verrà ricompresa con forza una tale prospettiva di metodo e se si avrà il coraggio di indicare Cristo e la Chiesa, e non la via del dubbio e del relativismo, come la risposta adeguata al cuore dell’uomo, che è esso stesso ridestato dall’incontro con l’umanità cambiata dei credenti, si potrà affermare di essere autenticamente missionari e di aver compreso il metodo della Tradizione."...

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Testo estratto
dall rubrica settimale
di Don Nicola Bux e
Don Salvatore Vitiello
Agenzia Fides del 18/5/2006




Il metodo della Tradizione per riscoprire come amare il nostro prossimo come noi stessi...

Cristo si comunica oggi esattamente come Egli stesso ha scelto di comunicarsi duemila anni fa: entrando nella realtà, ridestando l’uomo alle sue domande ultime e offrendosi come compagnia, esperienza umanamente convincente, inizio di una comunione nuova che, carica di affezione e ragionevolezza, libera l’uomo. Solo se verrà ricompresa con forza una tale prospettiva di metodo e se si avrà il coraggio di indicare Cristo e la Chiesa, e non la via del dubbio e del relativismo, come la risposta adeguata al cuore dell’uomo, che è esso stesso ridestato dall’incontro con l’umanità cambiata dei credenti, si potrà affermare di essere autenticamente missionari e di aver compreso il metodo della Tradizione.

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