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Siamo tutti sorelle e fratelli
Gerusalemme, la città sacra del pianeta sia per Ebrei, Cristiani e Musulmani. Luogo dove la Pace è tradita nei fatti. Non vogliamo, e non è obiettivo di questo documento, dare un giudizio sulla partita che qui si sta giocando, partita che vede morti sommarsi ai morti, ma certamente qui non potevamo non domandarci e domandare se chi si uccide uccidendo in nome di Dio non commetta un atto contro Dio o per la gloria di Dio? Come vedremo, se tra Cristiani ed Ebrei il fronte è compatto che costoro non sono martiri, tra i Musulmani il fronte non è così compatto. Chi è il martire? L’inerme che non rinnega la sua fede ed affronta la morte disarmato o l’armato che in nome di Dio si suicida uccidendo?
Giovanni Paolo II in una domenica del 2003, alla preghiera dell’Angelus non esitò a denunciare anche quanti spingevano questi giovani nelle braccia della morte a seminare morte. Altri, innumerevoli musulmani che abbiamo incontrato in tutto il mondo, hanno condannato e condannano questi gesti, ma purtroppo, altri li giustificano
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