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La donna e gli altri
Ragazza
Menata. Insanguinata. Seduta sul marciapiede: i clienti passavano e non si fermavano vedendomi in quello stato. Ero contenta da un lato perché in quel modo non andavo con loro, dall’altro tremavo dalla paura. Era notte fonda. Sola. Sulla strada, non riuscivo a controllarmi. D’un tratto si avvicina una macchina. Era un ragazzo giovane. Mi mostra il distintivo. Era un carabiniere. Mi dice: - "Sali e fai finta che sia un cliente" -. Lì giravano in macchina le stesse persone che mi avevano rapito. Quel distintivo, fu un lampo di luce, una speranza. Salii in macchina e andammo alla stazione dai carabinieri. Denunciai tutti e dissi delle altre ragazze che possedevano nell'appartamento. Altre quattro. Tutte giovani come me. Quella sera i carabinieri li arrestarono tutti e liberarono le altre. Mi portarono in ospedale: avevo il setto nasale rotto e quattro punti sulla coscia destra per le coltellate. Non erano queste le ferite che mi facevano male. Era la violenza che avevo subito. Ricordo e sto male. Le suore e l’altra gente che ho avuto vicino mi ha fatto andare avanti. Spero che le ragazze che hanno subito una violenza come me, o la subiscono ancora oggi, abbiano il coraggio di denunciare gli sfruttatori. Ogni donna è un essere umano e l’uomo non può trattarla come un oggetto, decidere il suo destino.
È colpa proprio della gente che ci va: leviamo i clienti dalla strada. Da quel momento non ci sarà più la prostituzione, sono loro i responsabili. Un business che dipende solo da loro. Il male fa male. Io tuttora ricordo i dolori ma vado avanti. Se sono riuscita a sopravvivere a tutto il male che mi hanno fatto riuscirò ad andare avanti, ed anche più in alto.
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